di Valentina Trentini

Giovanni Gastel 1 _ courtesy of Palazzo Citterio

“Fotografare è una realtà, non un lavoro. Rendere eterno un incontro tra due anime m’incanta”, diceva Giovanni Gastel, fotografo milanese scomparso 5 anni fa.

A Palazzo Citterio, per rendere omaggio ad uno dei più grandi artisti contemporanei, è allestita la mostra Rewind, che ripercorre la carriera del fotografo attraverso un percorso tematico capace di restituirne la dimensione più intima, poetica e personale.

Ogni scatto, dalle fotografie di moda ai ritratti, fino alle immagini realizzate con la Polaroid, è il frutto di un incontro tra il soggetto e l'interiorità del fotografo. Sebbene l'immagine appaia immobile, racchiude un istante preciso, scelto e interpretato attraverso uno sguardo personale. Il fascino della fotografia, e dell'arte in generale, risiede anche qui: osservare la stessa realtà e lasciarvi emergere significati diversi, in quello spazio sottile tra ciò che vediamo e ciò che sentiamo.

Giovanni Gastel 2_ courtesy of Palazzo Citterio
Giovanni Gastel 3_ courtesy of Palazzo Citterio

Le sezioni della mostra attraversano i pensieri, le ossessioni e le inquietudini dell'artista, facendo emergere l'attenzione profonda che Gastel dedicava all'umanità racchiusa nei suoi scatti. Al centro del suo lavoro vi è il desiderio di restituire la complessità dell'animo umano. Chi lo ha conosciuto ne ricorda soprattutto la straordinaria sensibilità e la capacità di trasformare fragilità e turbamenti in immagini di rara intensità.

Osservare queste fotografie significa anche ascoltarne il ritmo: quello dei movimenti, delle voci racchiuse negli sguardi, del dinamismo dei colori. Ogni elemento trova il proprio posto nella composizione e contribuisce a dare forma al racconto dell'immagine.

Per Gastel, la fotografia trova la propria forza nella capacità di generare empatia, instaurando un dialogo silenzioso con chi la osserva. È in questo incontro che l'immagine si apre allo spettatore e accoglie, anche solo per un istante, il suo vissuto e la sua immaginazione.

Giovanni Gastel 4_ courtesy of Palazzo Citterio

Il percorso si muove dagli scatti con le Polaroid alle poesie, parte integrante del suo immaginario, dagli scatti di moda fino ai Fondi oro, in cui il richiamo all'arte bizantina assume un nuovo significato.

Gastel è elegante, preciso, raffinato, ma anche leggero, ironico, libero.

Alcuni ritengono che egli appartenesse alla schiera dei fotografi improbabili, quegli artisti per i quali nulla muore, tutto torna, come un eterno richiamo filosofico a Lavoisier. 

Da qualunque prospettiva li si osservi, nei suoi scatti c'è sempre qualcosa che dal passato torna a farsi presente. Gastel lo accoglie e lo trasforma con libertà, parola chiave del suo lavoro: niente regole, niente sottomissioni, solo una personale inclinazione al gioco e al divertimento, oltre ciò che la società impone.

Buon gusto, forma, misura, libertà, ecco i valori fondanti delle fotografie di Gastel. 

Dalle immagini emerge anche una certa solitudine, che lo spinge a indagare i suoi profondi travagli esistenziali senza compiacersene o affogarvi, ma trasformandoli in ciò che meglio gli riusciva: arte. Gastel non ha pregiudizi e non si lascia condizionare dal parere altrui: semplicemente, con la sua macchina fotografica, restituisce un istante all'eterno, l'eterno a un istante. Spesso attinge a questa sua inquietudine interiore nei suoi autoritratti, o cerca di cogliere l'attimo fuggente nello sguardo di chi decide di immortalare.

Secondo Flusser, filosofo e scrittore ceco, lo stile della fotografia di Gastel non sta tanto nel gusto quanto nell'errore. Impadronirsi degli errori, imparare a governarli, significa acquisire pieno controllo sulla propria arte. Gli errori diventano così parte integrante di un'arte in divenire, libera da manifesti e regole.

L'arte sfugge alle definizioni. Chi sa riconoscerla non ha bisogno di molte parole.

Giovanni Gastel 5_ courtesy of Palazzo Citterio