di Giulia Guala Molino

Parigi, primavera inoltrata: la Fondation Louis Vuitton inaugura David Hockney 25, la retrospettiva più ampia mai dedicata all’artista, con oltre quattrocento opere realizzate tra il 1955 e il 2025, distribuite in undici sale progettate in stretta collaborazione con l’artista stesso.

All’interno dell’edificio disegnato da Frank Gehry, la mostra trasforma l’architettura in un mezzo espositivo dinamico, attraversato dal colore e dalla stratificazione temporale del lavoro dell'artista.

David Hockney agli esordi si afferma nell’ambito della Pop Art britannica, nel tempo traccia una traiettoria artistica del tutto personale. Classe 1937, Hockney non ha mai smesso di reinventarsi: nella piena maturità conserva intatta la sua vitalità iconica, guardando il mondo con occhi sempre nuovi – anche quando si tratta di un paesaggio osservato mille volte. La retrospettiva nel suo insieme è una dichiarazione d’amore alla pittura, e un invito a rallentare. A guardare davvero.

Hall de la Fondation Louis Vuitton - David Hockney 25

“Do remember they can’t cancel the Spring”

Ricorda l’artista. Ed è proprio la primavera – come stagione dello sguardo e come tempo dell’anima – il filo rosso di questa mostra straordinaria. Per la prima volta è lo stesso Hockney a scegliere di invertire il racconto cronologico: il percorso si apre con gli ultimi venticinque anni, quelli del ritorno alla terra, alla ciclicità della natura, alla pittura en plein air nello Yorkshire e poi nella tenuta normanna. È un'immersione nei paesaggi come luoghi interiori: cieli che mutano, biancospini che esplodono in fioriture inattese, alberi che respirano.

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La serie 220 for 2020, interamente realizzata su iPad durante il lockdown, è forse una delle espressioni più intime e sorprendenti dell’artista: piccoli paesaggi quotidiani che diventano meditazioni visive. Ogni tavola è un gesto di resistenza e meraviglia. Il digitale, per Hockney, non è una concessione al presente, ma una prosecuzione del disegno. La mano non cambia, cambia il mezzo.

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C’è poesia anche nel rigore tecnico, nell’uso sapiente della composizione e nel dialogo costante con la storia dell’arte: Fra Angelico, Van Gogh, Cézanne, Picasso. Hockney li guarda non come maestri da superare, ma come interlocutori. Li interroga, li cita, li reinterpreta. All’ultimo piano, lo studio dell’artista è ricostruito come una sala da ballo: un luogo mentale, simbolico, dove la memoria si trasforma in spazio condiviso.

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Al piano terra, in apertura e chiusura ideali, le opere “leggendarie” degli anni ’60 e ’70: A Bigger Splash (1967), Portrait of an Artist (Pool with Two Figures) (1972), Mr. and Mrs. Clark and PercyChristopher Isherwood and Don Bachardy. È la California della libertà e della luce, delle piscine e dei corpi immobili sotto il sole. Ma anche lì, già allora, c’era la ricerca della verità profonda dell’immagine, dell’equilibrio tra il vedere e il sentire. Il cuore della mostra pulsa forte con Bigger Trees near Warter (2007), in prestito dalla Tate: un monumentale paesaggio invernale, dipinto sul motivo. È una sinfonia di rami, silenzi, forme e attese. Hockney non si limita a rappresentare, ma restituisce la presenza viva del tempo nella natura.

A chiudere il percorso, le opere più recenti, realizzate a Londra nel 2023. Dipinti enigmatici, intensi, in cui affiorano riferimenti a Munch, Blake, alla cosmologia. L’ultimo autoritratto è struggente: un volto che non cerca conferme, ma continua a porre domande. La mostra è stata concepita in strettissimo dialogo con l’artista, presente in ogni passaggio allestitivo insieme al suo collaboratore Jonathan Wilkinson. Non è solo una retrospettiva: è un gesto di fiducia nel futuro della visione, un’esortazione a continuare a guardare il mondo con occhi nuovi. Uscendo, Parigi sembra sempre la stessa a fine primavera, in un respiro trattenuto tra due stagioni. La luce inciampa sulle facciate, il vento ha ancora memoria del freddo. Tutto è sul punto di accadere, ma nulla ha fretta. Eppure qualcosa è cambiato. Come accade solo dopo certi incontri.

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Hockney ci ha ricordato che si può guardare il mondo per una vita intera senza mai smettere di vederlo davvero.Che la primavera non si cancella. E che l’arte, quando è necessaria, fiorisce anche in silenzio.

Hall de la Fondation Louis Vuitton - David Hockney 25

Fondation Louis Vuitton
David Hockney 25
9 aprile – 31 agosto 2025